Antonello Venditti
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"Il rumore della pioggia"

di Stefano Latini - "Solegemello"

E’ tornato. E già questo volge la mia giornata al buono, mi spunta un sorriso bambino mentre ascolto e riascolto quella voce e quelle parole che tanti anni fa mi hanno stregato e steso per sempre. “Dalla pelle al cuore” arriva a quattro anni da “Che fantastica storia è la vita”, uno dei dischi più acustici ed asciutti musicalmente della storia recente di Antonello.
La prima sorpresa è trovarsi di fronte ad un album questa volta assai ricco di suoni, di orchestre synt e di elettronica. E’ un disco “pesante” questo “Dalla pelle al cuore” anche per alcuni temi scelti: il tradimento, il perdono, la morte, l’ideologia, la solitudine, ed è un disco vario perché all’atmosfera barocca di alcuni brani si accosta un’energia rock di cui Antonello aveva manifestato la voglia nelle ultime esibizioni dal vivo. Del resto queste due anime sono sempre state presenti in Venditti che già in passato si era lasciato affascinare da una dimensione quasi sinfonica (pianoforte e orchestra), basti pensare ad album antichissimi come “L’orso bruno” (1972), “Lilly” (1975), “Ullàlla” (1976), ed in altre occasioni ha invece coniugato il suo comunicare in musica con la semplicità scarna di un “Le cose della vita” (1973) o un “Sotto il segno dei pesci” (1978). Ma tante sono le contraddizioni che negli anni Antonello ha manifestato, questo si, senza falsi pudori ed opportunismi: una difficoltosa ma efficace dialettica tra laicismo e cattolicesimo, del resto le due anime della sua e mia amata Roma capoccia, il suo essere “diverso” ma allo stesso tempo necessariamente “integrato”. “Dalla pelle al cuore” è questo, un disco “furbo” ed allo stesso tempo “suo”, banale ed ispirato.

Nel disco sono presenti due nuclei, il primo è caratterizzato da un evidente impegno lirico, il secondo ricalca certi stereotipi della nostra canzone spesso frequentati dall’ultimo Venditti. Mi riferisco nel primo caso a quel gruppo di brani che appaiono collegati  tra loro come “Piove su Roma”, “Giuda”, “Tradimento e perdono”, canzoni piene di voci, di suoni, di fruscii, di parole appena accennate e che, allo stesso tempo , manifestano un dolore lacerante per la perdita dell’amore, per la solitudine umana, per la morte che può diventare anche tradimento, “per il tacito infinito andar del tempo” che si avverte nitidamente tra le gocce che coprono Roma come un “sipario di mare”. E’ una pioggia incessante, “un  regalo di marzo che nasconde il suo veleno”, una pioggia che evoca ricordi, dolore, morte, come in un romanzo di Hemingway, come nel film “Blade Runner” (“…E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”).
Dietro l’angolo non appare la speranza come in “Sotto la pioggia” (1982), questa è un’altra storia. La canzone nasce dallo stesso stato d’animo che aveva evocato le voci di “Lacrime di pioggia” (2003), lo stesso che tanti fa ci aveva regalato quel momento di grande sincerità espressiva contenuto nell’album “Quando verrà Natale” (1974).

“Questa” pioggia non ha nulla di consolatorio (“nemmeno questo tempo di merda mi consola”, tanto per parlar chiaro!), è piuttosto la grancassa per le emozioni  e i dolori e la lente di ingrandimento per le storie di Roma, quelle piccole, che si dipanano ogni giorno per le strade della città. Questa dimensione acustica, generata dalle gocce che ricoprono “il mondo intero”, richiede però un particolare stato d’animo, “…amore tu non la puoi sentire…”, è un mettersi in ascolto, accordare la propria anima con quella del cantautore. “Piove su Roma” è quindi un brano che nasce dalla perdita dell’ amore ma che diventa qualcosa di più, è un brano sulla “cognizione del dolore”.

Della stessa pioggia-veleno si nutre il rimpianto di “Giuda”, magistralmente interpretato da Antonello che per l’occasione diventa la sua voce.
“Giuda” vaga come un’anima in pena nell’inferno (era “solo un uomo” e adesso è “un uomo solo”), perchè vive nella dannazione e nell’umiliazione. Questo fantasma vuole parlare ancora una volta al “suo vecchio amico” (Gesù), perché la sua condizione lo accomuna a tutti gli uomini, ed il dolore che si grida dentro è il dolore dell’umanità stessa. Giuda rappresenta cioè la solitudine e il suo peccato e il suo errore è stato quello della presunzione: ha tradito per diventare il primo fra gli uomini e fare a meno di Dio.
Un secondo piano di lettura della canzone è quello del rapporto dell’uomo con Dio, e apre una riflessione sul significato del “peccato” (“Ora sono qui ultimo tra gli uomini a portare ancora tutte le spine della tua corona”), del tradimento e del perdono, temi che torneranno più volte all’interno di questa raccolta di canzoni. Bellissime le doppie voci e i cori dello stesso Antonello che rimandano a brani antichi come “Il mare di Jan” (1973) e che rendono con efficacia l’atmosfera “infernale” della canzone. Una musica davvero riuscita, in cui si intrecciano in maniera perfetta tastiere ed elettronica (una serie di suoni distorti sottolinea tutto il rimpianto, il dolore, di quest’anima dannata), conduce alla soluzione(?) finale che è quasi un problema filosofico. Il perdono di Giuda oltre che spezzare la sua dannazione eterna, potrebbe liberare anche Gesù dalla solitudine? Può l’uomo fare a meno di Dio? Può Dio abbandonare l’uomo all’errore?  “Che sarà di me? che sarà di te? dimmi mio signore…”.

Se il suicidio di Giuda è figlio del suo tradimento (ma quanto diventano inutili trenta denari quando si perde tutto!), il suicidio può essere esso stesso un tradimento. E’ il caso della canzone “Tradimento e perdono” nella quale Antonello con un tocco molto delicato (però l’espressione “mondo coglione” era evitabilissima!) e con l’accompagnamento dolce delle chitarre, rievoca la figura di Agostino Di Bartolomei, capitano e guida della Roma dello scudetto, morto suicida nel 1994,  “…Ricordati di me, mio capitano! cancella la pistola dalla mano…”. Al volto di Agostino fotografato magnificamente con quel “sorriso sgomento anche se hai vinto…” si sovrappongono quelli di altri due campioni della cultura e dello sport, si tratta di Luigi Tenco, pieno di amici eppure “solo e lasciato lì” e Marco Pantani. Per chi come me ha amato il grande Pirata è un colpo al cuore: “Mi ricordi di Marco e di un albergo nudo e lasciato lì, era San Valentino l’ultimo arrivo e l’hai tagliato tu”.
La canzone offre una riflessione sulla fragilità umana attraverso personaggi che avevano avuto tutto dalla vita ma a cui forse mancava l’amore per se stessi e il reale calore umano. “Se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui”,  perchè una forma di tradimento è anche il non aver saputo ascoltare, il non aver saputo dare tutto il proprio affetto al momento giusto. Anche questo brano, come i precedenti di cui ho parlato, mette i brividi, perché Antonello, attraverso Ago, Marco e Luigi parla di tutti, perché il suicidio è un germe che potenzialmente è in ogni uomo, è il massimo tradimento della vita e degli altri che restano impotenti di fronte al gesto. Anche in questo caso l’unica salvezza, l’unica possibilità di rinascita è il perdono “Tradimento e perdono fanno nascere un uomo ora rinasci tu” : solo così il sorriso triste di Agostino può smettere di essere un tormento e diventare un ricordo dolce e amaro…

Fin qui, i punti forti del disco. Il resto purtroppo non è all’altezza di quanto sopra, con qualche piacevole eccezione. Ancora legata al tradimento e al perdono, questa volta limitato al rapporto tra uomo e donna, è “Dalla pelle al cuore”, canzone orecchiabile in cui Antonello parla di amore e sensualità e sperimenta un po’ di rhythm&blues finendo spesso e volentieri dalle parti del pop nostrano, Zero Assoluto inclusi. Idealmente legata a “Piove su Roma” (un effetto sonoro che riproduce scrosci d’acqua collega idealmente le due canzoni), è poi la ballata “Scatole vuote”, una “Dimmelo tu cos’è al contrario venticinque anni dopo” come l’ha definita più o meno il suo autore. Diciamolo subito, poco a che vedere con “Dimmelo tu cos’è”, però il testo concede qualche verso piacevole quando la sala di registrazione entra nella canzone “Io lavoro come un cane…come vanno le canzoni? …il nuovo disco sarà forte però…”, e ancora “Scatole vuote piene di silenzio conto le scarpe che ti portano via…”, il ritornello e l’impianto complessivo della canzone sono però più vicini a Sanremo che alla canzone d’autore. “Indimenticabile!”, un rock in cui riecheggiano chitarre alla U2 e un ritmo giovanilistico, è poi il punto più debole dell’album; solo qualche verso è da ricordare e lo facciamo volentieri: “Ma se il destino è vivere nell'infelicità vicini e lontanissimi oltre l'eternità”, il resto, a dispetto del titolo, è abbastanza “dimenticabile”, come quell’ossessivo scandire l'aggettivo incriminato alla fine del pezzo.

Molto dolce, mi ha fatto subito pensare ad un cioccolatino, è “Regali di Natale”, brano dall’impianto tradizionale che ricorda per struttura le più famose canzoni d’amore di Antonello. Si apre con un suono d’organo che crea l’atmosfera natalizia. L’inizio è riuscitissimo, dolce e semplice come sanno essere certi pezzi di Venditti : ”Ritornerà dicembre con il freddo e i temporali e tu sarai già pronta con la lista dei regali, ci incontreremo all’angolo in quel bar di Via Frattina”, oggettivamente fa venire voglia di abbracciarsi e scacciare via il freddo. La citazione della famosa strada di Roma, a due passi da Piazza di Spagna, rende il tutto ancora più suggestivo. La canzone, che si è aperta con tanta efficacia, prosegue poi in maniera abbastanza ripetitiva, anche se il finale riserva ancora qualche bella frase “Confondono i ricordi i regali di Natale trasformano in minuti tutti gli anni che passavi” e l’ironia di “Ma che destino complice ti ritrovo in libreria, a ricomprarmi Seneca proprio mentre andavo via” (capiterà anche ad Antonello di riciclare i regali?). Piccola curiosità: anche il filosofo latino ha qualcosa in comune con i personaggi di questo disco.

Mancano ancora i due pezzi “politici”, diciamo così, di questo album. Il primo è “La mia religione”, brano dall’impianto rock, nel quale a livello musicale prevale il già sentito (siamo dalle parti di Ligabue) e che presenta un testo che solo a tratti mostra qualcosa di interessante. “La mia religione” è il brano dell’affrancamento dai “padroni ideologici”. I punti più alti sono quando, con dei piacevoli passaggi musicali, Antonello dice:  “E nel comune cammino, io ritrovo il destino che dà senso alla mia vita e alle parole, è la mia storia è la mia religione”,  e “Vivere senza catene senza porre confine tra l’amore assoluto e la ragione”.  Bello e programmatico.
Dal tono scanzonato ed estivo è la sfiziosa  “Comunisti al sole”, anche questa una canzone post-ideologica, in cui del comunismo è rimasto solo il nome, tanto è vero che anche il protagonista della canzone sogna una giornata alla Briatore. L’invito è quello a restare come si è: meglio sognatori che scialbe copie del vip di turno.

Questa lunga cavalcata “Dalla pelle al cuore” ha cercato di raccontare un punto di vista sull’ultimo di Venditti, e vista la grande stima per il cantautore, non di recensione si tratta ma di semplici considerazioni da appassionato.
Io spero che possano uscire fuori di questo disco i punti alti e che non ci sia la dittatura dei singoli, spero che tutti, anche i non "vendittiani", possano apprezzare l'impegno dell'autore Antonello nel comporre un testo come quello di "Giuda" o nel creare il pathos dolente di “Tradimento e perdono”, testi finalmente all'altezza del suo nome. Brividi quando Antonello cita Agostino, Luigi e Marco; questo mi aspetto da un cantautore, che racconti storie, faccia riferimenti all'attualità, alla vita politico-sociale. Spero che ci sia sensibilità in giro per ascoltare e capire il rumore della pioggia e del dolore.


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Stefano Latini – tutti i diritti riservati –

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17-11-2007 E' arrivato il nuovo album di Antonello...

Domenica sera (18/11) Antonello sarà ospite di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, su Raitre. Da non perdere anche "Rino vive" - La Storia siamo noi, lunedì 19 novembre, alle 23.30 su Rai Due, puntata dedicata a Rino Gaetano con testimonianza di Antonello Venditti.
 
Ecco la tracklist dell'album:



1. Dalla pelle al cuore
2. Piove su Roma
3. Scatole vuote
4. Indimenticabile!
5. Giuda
6. Tradimento e perdono
7. La mia religione
8. Regali di Natale

9. Comunisti al sole

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24/10/2007 Tour 2008

DALLA PELLE AL CUORE TOUR 2008

08/03/08 PADOVA - Pala Net
13/03/08 CONVERSANO(BA) - Pala San Giacomo
15/03/08 PALERMO - Palazzetto dello sport
20/03/08 BOLOGNA - Palamalaguti
27/03/08 MILANO - Datch Forum
29/03/08 TORINO - Mazda Palace
04/04/08 ROMA - Palalottomatica
05/04/08 ROMA - Palalottomatica
10/04/08 MANTOVA - Pala Bam
12/04/08 FIRENZE - Nelson Mandela Forum
17/04/08 GENOVA - Vaillant Palace
19/04/08 PESCARA - Pala Giovanni Paolo II


Per tutte le informazioni ufficiali visita il sito F&P...clicca qui: http://www.friendsandpartners.it/....

(solegemello.net, 24-10-2007)


Il singolo è "on air", è arrivato "Dalla pelle al cuore"

Per visualizzare il testo della canzone e i primissimi commenti, puoi visitare il forum del sito "Solegemello" e il Blog "Vendittando" di Marta

(solegemello.net, 14-10-2007)


Antonello Venditti, nuovo album il 16 novembre, il singolo in radio il 12 Ottobre (28/9/2007)

Si intitola "Dalla pelle al cuore" il nuovo album di Antonello Venditti, il disco del cantautore romano verrà immesso sul mercato verso la metà del prossimo novembre. Dal 12 Ottobre sarà possibile ascoltare in radio il singolo omonimo (Fonte:Reuters Italia). Come riferisce l'agenzia ANSA nella sua nuova fatica discografica troverà spazio anche un brano, intitolato "Tradimento e perdono", dedicato ai grandi campioni morti suicidi perché dimenticati dalla società: nelle liriche della canzone vengono citati Marco Pantani, Luigi Tenco e Agostino Di Bartolomei, storico capitano della Roma morto suicida nel 1994. (Rockol/Ansa).  I quotidiani del 20/7/2007 parlano tutti del nuovo lavoro in uscita per Novembre con qualche dettaglio su "Piove su Roma", una ballata dall'ampia melodia, "Dalla pelle al cuore", "Indimenticabile!",  canzoni d'amore dal taglio più classico. (solegemello.net)
Maggiori dettagli a questi links:

Link 1 "La Stampa": "Canto Di Bartolomei e i campioni suicidi"

Link 2 "Il Giornale": "Canto Pantani e Tenco ingannati dal successo"

Link 3 "Vendittando"(il primo blog su Venditti): Sintesi delle principali anticipazioni stampa

(Aggiornato al 28/9/2007)


Anticipazioni sul nuovo album

Nel corso della trasmissione radiofonica di Roberto Cotroneo  (Radio2 - 22/9/2006), Antonello Venditti ha dato piccole anticipazioni sul nuovo disco. Lo ha definito "distante dai suoi lavori, eppure vendittiano", "complicatissimo", sulla scia di qualità di brani come "Lacrime di pioggia". Il disco uscirà nel 2007 e Venditti ha detto che uno dei brani dovrebbe intitolarsi "Piove su Roma".

In un'intervista rilasciata a Fernanda Pivano (Novembre 2006, Emozioni d'autore, De Agostini), Antonello afferma che nel nuovo album ci sarà anche una canzone ad argomento religioso.


Da un'intervista a Venditti su "Il Romanista" del  26 novembre 2006:

D. C'è un brano dedicato a Roma anche nel nuovo disco che stai preparando?
"Si, ma è una cosa che non avevo mai fatto prima, perchè il pezzo è soprattutto strumentale, con poche parole. Mi sono lasciato suggestionare per comporre "Piove su Roma" che definirei un suite sulla città e per la città. Racconta atmosfere, sensazioni che questa città è capace di dare".
D. A quando il prossimo concerto a Roma?
"Dopo l'estate come tappa del nuovo tour..." (dicembre 2006, grazie ad Andrea per aver riportato questa notizia)



Ciao! olegemello
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