FRANCESCO  GUCCINI TORNA A FRANCESCO GUCCINI
i miei testi preferiti

Auschwitz -Autogrill-L'avvelenata
Canzone delle osterie di fuori porta-Canzone per Silvia-Canzone per un'amica-Canzone quasi d'amore
Cirano
Dio è morto
Eskimo
L'isola non trovata-Lettera-La locomotiva
Primavera di Praga
Quattro stracci-Quello che non...
Stagioni-Stelle
Il vecchio e il bambino-Venezia-Via Paolo Fabbri 43-Vorrei

Se vuoi il testo di altre canzoni di Francesco Guccini, magari corredata di accordi....SCRIVIMI !
 

AUSCHWITZ

    Re  4  Re    Sim
Son morto ch'ero bambino
     Sol          Re
son morto con altri cento
    Do7+          Re
passato per un camino
  La4 La        Re
e ora sono nel vento
  La4 La        Re
e ora sono nel vento

 Do La

Ad Auschwitz c'era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento

Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento

Io chiedo come può un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che un uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.

AUTOGRILL

       Do
La ragazza dietro al banco mescolava
        Sol
birra chiara e Seven-up,
      Fa
e il sorriso da fossette e denti
      La-
era da pubblicità,
         Fa
come i visi alle pareti
          Do          Sol
di quel piccolo autogrill,
          Fa
mentre i sogni miei segreti
                     La-
li rombavano via i TIR.

         Do
Bella, d'una sua bellezza acerba,
          Sol
bionda  senza averne l'aria,
        Fa
quasi triste, come i fiori e l'erba
         La-
di scarpata ferroviaria
     Fa
il silenzio era scalfito
        Do          Sol
solo dalle mie chimere,
          Fa
che tracciavo con un dito
                         Do  Sol La-
dentro ai cerchi del bicchiere.

           Fa
Basso il sole all'orizzonte
      Do
colorava la vetrina
        Sol
e stampava lampi e impronte
        Fa          La-
sulla  pompa da benzina
        Fa
lei specchiò alla soda-fountain
           Do
quel suo  viso da bambina
     Fa7+
ed  io
                         Do
sentivo un'infelicità vicina.

Vergognandomi, ma solo un poco appena,
misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena
di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia
qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta
di una scatola di the.

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti,
senti io ti vorrei parlare...",
poi prendendo la sua mano sopra al banco:
"Non so come cominciare,
non la vedi, non la tocchi
oggi la malinconia,
non lasciamo che trabocchi:
vieni, andiamo, andiamo via."

Terminò in un cigolio
il mio disco d'atmosfera,
si sentì uno sgocciolio
in quell'aria al neon e pesa,
sovrastò l'acciottolio
quella mia frase sospesa,
ed io...
ma poi arrivò una coppia di sorpresa.

          Do
E in un attimo, ma come accade spesso,
           Sol
cambiò il volto d'ogni cosa,
        Fa
cancellarono di colpo ogni riflesso
     La-
le tendine in nylon rosa,
        Fa
mi chiamò la strada bianca,
           Do              Sol
"Quant'è?" chiesi, e la pagai,
       Fa
le lasciai un nickel di mancia,
                          La- Do Fa Sol
presi il resto e me ne andai.

L'AVVELENATA

 Mi           Si          Do#-
Ma s’io avessi previsto tutto questo
       Sol#7      Do#-
(dati causa e pretesto),
     Si7     Mi   Si7
le attuali conclusioni
    Mi          Si                Do#-
credete che per questo quattro soldi,
        Sol#7     Do#-
questa gloria da stronzi,
        Si7      Sol#7
avrei scritto canzoni;
    La                            Mi
va beh lo ammetto che mi son sbagliato
     La                         Mi Si7
e accetto il "crucifige" e così sia;
        Mi         Si          Do#-
chiedo tempo, son della razza mia,
     Sol#7         Do#-
per quanto grande sia
    Si7              Mi    Si7
il primo che ha studiato.

Mio padre in fondo aveva anche ragione
a dir che la pensione
è davvero importante.
Mia madre non aveva poi sbagliato
a dir che un laureato
conta più di un cantante.
Giovane ingenuo io ho perso la testa
sian stati i libri o il mio provincialismo
e un cazzo in culo e accuse di arrivismo
dubbi di qualunquismo
son quello che mi resta.

Voi critici, voi personaggi austeri
militanti severi
chiedo scusa a vossia
però non ho mai detto che a canzoni
si fan rivoluzioni,
si possa far poesia.
Io canto quando posso, come posso
quando ne ho voglia senza applausi o fischi
vendere o no non passa fra i miei rischi
non comprate i miei dischi
e sputatemi addosso.

Secondo voi ma a me cosa mi frega
di assumermi la bega
di star quassù a cantare.
Godo molto di più nell'ubriacarmi
oppure a masturbarmi o, al limite,
a scopare.
Se son d'umore nero allora scrivo
frugando dentro alle nostre miserie.
Di solito ho da far cose più serie
costruir su macerie
o mantenermi vivo.

Io tutti, io niente, io stronzo, io ubriacone
io poeta, io buffone,
io anarchico, io fascista
io ricco, io senza soldi, io radicale,
io diverso ed io uguale
negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perché canto so imbarcare
Io falso, io vero, io genio, io cretino
io solo qui alle quattro del mattino
l'angoscia e un po' di vino,
voglia di bestemmiare.

Secondo voi ma chi me lo fa fare
di star ad ascoltare
chiunque ha un tiramento.
Ovvio il medico dice : "sei depresso",
neppure dentro al cesso
possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco
sapere usare o no di un certo metro.
Compagni il gioco si fa teso e tetro
comprate il mio didietro,
io lo vendo per poco.

Colleghi cantautori, eletta schiera
che si vende alla sera
per un po' di milioni.
Voi che siete capaci fate bene
aver le tasche piene
e non solo i coglioni.
Che cosa posso dirvi? Andate e fate.
Tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete,
un Berlusconi e un prete
a sparar cazzate

Ma se io avessi previsto tutto questo
dati causa e pretesto,
forse farei lo stesso.
Mi piace far canzoni e bere vino
mi piace far casino
e poi sono nato fesso.
E quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare
ho tante cose ancora da raccontare,
per chi vuole ascoltare,
e a culo tutto il resto!
 

CANZONE DELLE OSTERIE DI FUORI PORTA

Do            Re-7          Mi-7
Sono ancora aperte come un  tempo
        Sol7         Do
le osterie di fuori  porta
             Re-7             Mi-7
ma la gente  che ci andava a  bere
         Sol7            Do
fuori o  dentro è tutta  morta.
Fa            Sol7      Do  Mi-7
Qualcuno è andato per età,
Fa        Sol7           Do   Mi-7
qualcuno  perché già dottore
Fa         Sol7       Do
e insegue una maturità:
         Re-7       Mi-7
si è sposato fa carriera
          Sol7             Do
ed è una  morte un po' peggiore.

Cadon come foglie o gli ubriachi
sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che
una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato,
per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro,
se m'incontrano per forza,
la curiosità  o il timore.

Io ora mi alzo tardi tutti i giorni,
tiro sempre a far mattino
le carte poi il caffè  della stazione
per neutralizzare il vino;
ma non ho scuse da portare,
non dico più  d'esser poeta,
non ho utopie da realizzare,
stare a letto il giorno dopo
è forse l'unica mia meta.

Si alza sempre lenta come un tempo
l'alba magica in collina
ma non provo più  quando la guardo
quello che provavo prima,
ladri e profeti di futuro mi hanno
portato via parecchio,
il giorno è sempre un po' più oscuro,
sarà forse perché è storia
sarà forse perché invecchio.

 Re           Mi-7         Fa#-7
Ma le strade sono piene di una rabbia
          La7              Re
che ogni  giorno urla più  forte,
              Mi-7             Fa#-7
son caduti i  fiori e hanno lasciato
     La7        Re
solo simboli di morte.
Sol         La7        Re    Fa#-7
Dimmi se  son da lapidare,
Sol        La7          Re    Fa#-7
se mi nascondo sempre più,
Sol           La7            Re
ma ognuno ha la sua pietra pronta
      Mi-7          Fa#-7
e la  prima, non negare,
       La7        Re
me la  tireresti tu.
 

Sono più  famoso che in quel tempo
quando tu mi conoscevi,
non più amici, ho un pubblico che ascolta
le canzoni in cui credevi,
e forse ridono di me,
ma in fondo ho la coscienza pura,
non rider tu se dico questo, ride
chi ha nel cuore l'odio
e nella mente la paura.

Ma non devi credere che questo
abbia cambiato la mia vita;
è  una cosa piccola di ieri
che domani è  già  finita,
son sempre qui a vivermi addosso,
ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso
cioè  qualcosa che andrà  presto
quasi come i soldi in tasca.

Non lo crederesti ho quasi chiuso
tutti gli usci all'avventura,
non perché metterò la testa a posto,
ma per noia o per paura.
Non passo notti disperate,
su quel che ho fatto o quel che ho avuto;
le cose andate sono andate
ed ho per unico rimorso
le occasioni che ho perduto.

Sono ancora aperte come un tempo
le osterie di fuori porta
ma la gente che ci andava a bere
fuori o dentro è  tutta morta.
Qualcuno è  andato per formarsi,
chi per seguire la ragione,
chi perché  stanco di giocare
bere il vino, sputtanarsi
ed è una morte un po' peggiore.

CANZONE PER SILVIA

 Mi La
 Mi La

    Mi
Il cielo dell'America
     La                    Mi      La  Mi
son mille cieli sopra un continente;
     Do#m
il cielo della Florida
              Fa#        Si
è uno straccio che è bagnato di celeste,
       La                          Si
ma il cielo là in prigione non è cielo,
                     Mi    Sol#  Do#m
è un qualche cosa che riveste
     La                               Si
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora
                  Mi      La  Mi
sempre dello stesso niente.

    La                         Si
E fuori c'è una strada all'infinito,
         Mi      La  Mi
lunga come la speranza,
     La                           Si
e attorno c'è un villaggio sfilacciato,
        Mi     La  Mi
motel, chiese, case, aiuole,
   Fa#                         La
paludi dove un tempo ormai lontano
       Mi     La  Mi
dominava il Seminole,
      La                           Si
ma attorno alla prigione c'è un deserto
                  Mi      La  Mi
dove spesso il vento danza.

     Do#m                             La
Son tanti gli anni fatti, e tanti in più
                 Do#m La  Do#m
che sono ancora da passare,
     Do#m                             La
in giorni e giorni e giorni che fan mesi
                       Si
che fan anni e anni amari;
   La                         Si
a Silvia là in prigione cosa resta?
      Mi Sol# Do#m
Non le resta che guardare
    La                       Si
l'America negli occhi, sorridendo
           Mi   La  Mi
Coi suoi limpidi occhi chiari.
 

   Mi
Già, l'America è grandiosa ed è potente,
tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum
e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all'orizzonte
l'orizzonte dei pionieri,
ma a volte l'orizzonte ha solamente
una prigione federale.
     La
L'America è una statua che ti accoglie
e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall'alto fiera abbraccia
tutta quanta la Nazione,
per Silvia questa statua simboleggia
solamente la prigione
perché di questa piccola italiana
ora l'America ha paura.
    Do#m
Paura del diverso e del contrario,
di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera,
che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo
di lasciarla ritornare,
perché non è possibile rinchiudere
le idee in una galera.
 

    Mi
Il cielo dell'America
son mille cieli sopra a un continente
ma il cielo là rinchiusi
è solo un dubbio o un'intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga
restare là in prigione,
e Silvia non ha ucciso mai nessuno
e non ha mai rubato niente.
     La
Mi chiedo cosa pensi alla mattina
nel trovarsi il sole accanto,
o come fa a scacciare fra quei muri
la sua grande nostalgia,
o quando un acquazzone all'improvviso
spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso Silvia
mentre io qui piano la canto.
     Do#m
Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo:
penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perché sa
che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso,
con su scritte le parole,
      La                     Si
Che sempre l'ignoranza  fa paura,
          Mi La Mi
Ed il silenzio è uguale a morte
      La                     Si
Che sempre l'ignoranza  fa paura,
          Mi La Mi
Ed il silenzio è uguale a morte
      La                     Si
Che sempre l'ignoranza  fa paura,
          Mi La Mi
Ed il silenzio è uguale a morte

CANZONE PER UN'AMICA

 Do Sol Re Sol

 Sol             Re    Mim Do
Lunga e diritta correva la strada
      Sol Re
l'auto veloce correva
 Sol      Re         Mim     Do
la dolce estate era già cominciata
   Sol   Re
vicino, lui sorrideva,
 Sol   Re      Sol
vicino, lui sorrideva

 Do Sol Re Sol

Forte la mano teneva il volante
forte il motore cantava
non lo sapevi che c'era la morte
quel giorno che ti aspettava,
quel giorno che ti aspettava.

 Do Sol Re Sol

Non lo sapevi che c'era la morte
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte
venga e ci prenda per mano,
venga e ci prenda per mano.

 Do Sol Re Sol

Non lo sapevi, ma cosa hai pensato
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un'altra è finita,
e sopra un'altra è finita.

 Do Sol Re Sol

Non lo sapevi ma cosa hai sentito
quando lo schianto ti ha uccisa
quando anche il cielo di sopra è crollato
quando la vita è fuggita,
quando la vita è fuggita.

 Do Sol Re Sol

Dopo il silenzio soltanto è regnato
tra le lamiere contorte
sull'autostrada cercavi la vita
ma ti ha incontrato la morte,
ma ti ha incontrato la morte.

 Do Sol Re Sol

Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire,
se presto hai dovuto partire.

 Do Sol Re Sol

Voglio però ricordarti com'eri
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e che come allora sorridi,
e che come allora sorridi.

 Do Sol Re Sol
 

CANZONE QUASI D'AMORE

      Re-              La
Non starò più a cercare parole che non trovo
                Re7                     Solm
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
                     Do7
per raccontarti il vuoto che, al solito,
             Fa
ho di dentro
                Mib                  Rem
e partorire il topo vivendo sui ricordi
                   Mi7         La7
giocando coi miei giorni col tempo
 

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti
io parlo sempre tanto ma non ho ancora fedi
non voglio menar vanto di me o della mia vita
costretta come dita ...dei piedi

        Do7                     Fa
Queste cose le sai perché siam tutti uguali
               La7                  Re
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali
       Re7        Sol- Do7            Fa
perché siam tutti soli ed è nostro destino
                Mib                 Rem
tentare goffi voli d'azione o di parola,
              Mi7         La7
volando come vola il tacchino

Non posso farci niente e tu puoi fare meno
sono vecchio d'orgoglio mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno
ma... c'è una vita sola non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente o al sogno

Le sere sono uguali ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza
inseguendo la scienza ...o il peccato

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
per te sian tutti uguali siamo cattivi buoni
e abbiam gli stessi mali siamo vigliacchi e fieri
saggi, falsi, sinceri... coglioni

Ma dove te ne andrai? ma dove sei già andata?
ti dono, se vorrai, questa noia già usata
tienila in mia memoria ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia, di un altro, non vale

D'altra parte lo vedi scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa pago le mie illusioni
fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi

CIRANO

 Si Fa# Mi Fa#
 Si Fa# Mi Fa#

 Si                    Fa#
Venite pure avanti, voi con il naso corto,
   Mi                     Fa#
signori imbellettati, io più non vi sopporto
   Si                  Fa#
Infilerò la penna fin dentro al

vostro orgoglio
    Mi                       Fa#
perché con questa spada vi uccido

quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
 Si                     Fa#
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non

abbocco
      Mi                   Fa#4  Fa#
e al fin della licenza io non perdono
       Si  Fa#
e tocco.

 Mi  Fa#  Si  Fa#  Mi  Fa#

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatti
del qualunquismo un arte;
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel paese.
Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

 Fa#            Si                       Re#m
Ma quando sono solo con questo naso al piede
                Re#7dim     Sol#7       Do#m
che almeno di mezz'ora da  sempre mi precede
               Sol#                       Mi
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
                   La#m7
che a me è quasi proibito il sogno di
     Re#4
un amore;
     Re#             Sol#m
non so quante ne ho amate, non so
      Re#m
quante ne ho avute,
                    Mi      Fa#
per colpa o per destino le donne le
        Re#m7
ho perdute
   Sol#m7          La
e quando sento il peso d'essere
    Sol#m
sempre solo
                     La#
mi chiudo in casa e scrivo e
       Re#4    Re#
scrivendo mi consolo,
     Fa#         Si
ma dentro di me sento che il grande
    Fa#
amore esiste,
              Mi                Fa#
amo senza peccato, amo ma sono triste
                  Si                   Fa#
perché Rossana è bella, siamo così diversi;
                Mi        Fa#          Si Fa#
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

 Mi  Fa#  Si  Fa#  Mi  Fa#

Venite gente vuota, facciamola finita:
voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole;
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
     Mi        Fa#4
se mi ami come sono, per sempre tuo
   Si Fa#
Cirano.

 Mi  Fa#  Si  Fa#  Mi  Fa#

ESKIMO

 Do                    Sol
Questa domenica in Settembre
       Fa             Do
non sarebbe pesata così
    La-                Mi-
l'estate finiva più nature
           Re7          Sol
vent'anni fa o giù di lì

Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturità

 Fa             Sol      Do
Ma  tu non sei cambiata di  molto
 Fa                     Sol         Do
anche se adesso è al vento quello che
          Mi7                   La-
io per vederlo ci ho impiegato  tanto
                         Sol
filosofando pure sui perché

    Fa             Sol      Do
Ma  tu non sei cambiata di  tanto
   Fa               Sol          Do
e  se cos’è un orgasmo ora lo  sai
          Fa     Sol                Do 7+ Lam
potrai capire i miei vent'anni allora
 Fa            Sol       Do
quasi cento adesso capirai

 Fa Sol7 Do
 Fa Sol7 Do
 Fa Sol

Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla povertà
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa

Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere però
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paletò

E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi più

Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarietà
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo già vent'anni fa

Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale

Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paletò

Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai

Perché mi amavi non l'ho mai capito
così diverso da quei tuoi cliché
perché fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me

Infatti i fiori della prima volta
non c'erano già più nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto

Tu li aspettavi ancora ma io già urlavo che
Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioè, sognando Dylan e i provos

E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlò dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak

E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci cresceva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai

Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la città

L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia

E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o lì dove si può

E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi-Fi

Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perché
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te

Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là
sarà per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilità

Perché a vent'anni è tutto ancora intero
perché a vent'anni è tutto chi lo sa
a vent'anni si è stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'età

Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventù
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu

E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire

Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici
pensando a chi si è perso o no a quei patti

Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci penserò se mai

Ed io ti canterò questa canzone
uguale a tante che già ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai
 

L'ISOLA NON TROVATA

    Re                                La4
Ma bella più di tutte è l'isola non trovata,
           Re
Quella che il Re di Spagna s'ebbe dal
          Do
suo cugino, il Re del Portogallo

con firma
   Mim    Sol     Re
suggellata e burla del pontefice in
  Re4  Re
gotico Latino.

 Re      Do
Il Re di Spagna fece vela
 Mim    Sol     Re
cercando l'isola incantata
          Do
però quell'isola non c'era
 Mim    Sol
e mai nessuno l'ha trovata.
 Sim     Mi
Svanì di prua dalla galea
 Sol   La Si
come un’idea;
 Sim       Mi
come una splendida utopia
 Do       Sol  Re  La
è andata via e non tornerà mai più.

Le antiche carte dei corsari
portano un segno misterioso,
ne parlan piano i marinari
con un timor superstizioso.
Nessuno sa se c'è davvero
od è un pensiero;
se a volte il vento ne ha il profumo
      Re Sim La
È come il fumo che non prendi mai!

Appare a volte avvolta di foschia magica, e bella,
ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via tingendosi d'azzurro color di lontananza.
Il Re di Spagna fece vela
cercando l'isola incantata.

LETTERA

 Re  Sol  La  Sol

           Re
In giardino il ciliegio è fiorito
        Sol
agli scoppi di un nuovo sole,
          La
il quartiere si è presto riempito
                   Re              La4
di neve di pioppi e di parole.
 La            Re
All'una in punto si sente il suono
            Sol
acciottolante che fanno i piatti,
      La
le TV son un rombo di tuono
                   Re               La4
per l'indifferenza scostante dei gatti;

 La    Sol
come vedi tutto è normale
                La
in questa inutile sarabanda
               Re            La
ma nell'intreccio di vita uguale
              Sol                 La
soffia il libeccio di una domanda
                Sol
punge il rovaio di un dubbio eterno
              La
un formicaio di cose andate,
            Fa#7                 Sim
di chi aspetta sempre l'inverno
             Sol              La4
per desiderare una nuova estate.

 Re  Sol  Re  Sol

Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia,
sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini ;

come vedi tutto è consueto
in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattrista, io sono lieto
di questa pista di voglia e sorte
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata,
di chi starnazza e non vuol volare.

 Re  Sol  Re  Sol

Appassiscono piano le rose,
spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'età all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato ;

come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio,
di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco,
dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti.

 Re  Sol  Re  Sol

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende?
Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti ?

Come vedi tutto è usuale,
solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
 Sol             La4 Re Sol Re
di questa cosa che chiami vita.
 

LA LOCOMOTIVA

     Do
Non so che viso avesse,
    Sol      Do Sol7
neppure come si chiamava
     Do
con che voce parlasse,
   Sol     Do Sol7
con quale voce poi cantava
    Fa           Sol7   Do
quanti anni avesse visto allora,
      Fa      Sol7  Do
di che colore i suoi capelli
    Fa        Sol7       Mi7      Lam
ma nella fantasia ho l'immagine sua,
      Fa              Sol7     Do
gli eroi son tutti giovani e belli
       Fa              Sol7     Do
gli eroi son tutti giovani e belli
       Fa              Sol7     Do
gli eroi son tutti giovani e belli.

Conosco invece l'epoca dei fatti,
qual'era il suo mestiere:
i primi anni del secolo,
macchinista, ferroviere
I tempi in cui si cominciava
la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso
un mito di progresso,
lanciato sopra i continenti
lanciato sopra i continenti
lanciato sopra i continenti.

E la locomotiva sembrava
fosse un mostro strano
che l'uomo dominava
con il pensiero e con la mano
ruggendo si lasciava indietro
distanze che sembravano infinite
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite
la stessa forza della dinamite
la stessa forza della dinamite.

Ma un'altra grande forza
spiegava allora le sue ali
parole che dicevano:
"gli uomini sono tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni
scoppiava nella via
la bomba proletaria,
e illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia
la fiaccola dell'anarchia
la fiaccola dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni
passava per la sua stazione
un treno di lusso,
lontana destinazione
vedeva gente riverita,
pensava a quei velluti, agli ori
pensava al magro giorno
della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori
pensava un treno pieno di signori
pensava un treno pieno di signori.

Non so che cosa accadde,
perché prese la decisione
forse una rabbia antica,
generazioni senza nome
che urlarono vendetta,
gli accecarono il cuore
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore
la bomba sua la macchina a vapore
la bomba sua la macchina a vapore.

 Re
E sul binario
 La7             Re La7
stava la locomotiva
 Re
la macchina pulsante
     La7               Re   La7
sembrava fosse cosa viva
 Sol           La7     Re
sembrava un giovane puledro
   Sol      La7      Re
che appena liberato il freno
    Sol       La7       Fa#7         Sim
mordesse la rotaia con muscoli d’acciaio
 Sol    La7         Re
con  forza  cieca di baleno
 Sol    La7         Re
con  forza  cieca di baleno
 Sol    La7         Re
con  forza  cieca di baleno.

E un giorno come gli altri,
ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo
di riparare a qualche torto
salì sul mostro che dormiva,
cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare
a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura
il mostro divorava la pianura
il mostro divorava la pianura.

Correva l'altro treno ignaro,
quasi senza fretta
nessuno immaginava di andare
verso la vendetta
ma alla stazione di Bologna
arrivò la notizia in un baleno:
notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro il treno
un pazzo si è lanciato contro il treno
un pazzo si è lanciato contro il treno.

 Mib
Ma intanto corre,
   Sib7            Mib Sib7
corre, corre la locomotiva
    Mib
e  sibila il vapore e
Sib7  Mib   Sib7
sembra quasi cosa  viva,
   Sol#            Sib7       Mib
e  sembra dire ai  contadini  curvi,
    Sol#            Sib7       Mib
il  fischio che si  spande in  aria:
     Sol#        Sib7
"Fratello non temere,
      Sol7          Dom
che corro al mio dovere!
    Sol#       Sib7        Mib
Trionfi la giustizia proletaria!
   Sol#       Sib7        Mib
Trionfi la giustizia proletaria!
   Sol#       Sib7        Mib     Re
Trionfi la giustizia proletaria!

  Re
E corre corre corre
corre sempre più forte
e corre corre corre
corre verso la morte
e niente ormai può trattenere
l'immensa forza distruttrice
aspetta sol lo schianto
e poi che giunga il manto
della grande consolatrice
della grande consolatrice
della grande consolatrice.

    Do
La storia ci racconta
come finì la corsa
la macchina deviata
lungo una linea morta
con l'ultimo suo grido di animale
la macchina eruttò lapilli e lava
esplose contro il cielo,
poi il fumo sparse il velo
lo raccolsero che ancora respirava
lo raccolsero che ancora respirava
lo raccolsero che ancora respirava.

          Re
Ma a noi piace pensarlo
ancora dietro al motore
mentre fa correr via
la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno
ancora la notizia
di una locomotiva
come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia
lanciata a bomba contro l'ingiustizia
lanciata a bomba contro l'ingiustizia.

PRIMAVERA DI PRAGA

 Dom                  Sol7
Di antichi fasti la piazza vestita
 Dom                  Sol7
grigia guardava la nuova sua vita
 Dom                  Sol7
come ogni giorno la notte arrivava
 Dom                  Sol7
frasi consuete sui muri di Praga

 Mib                Sib7
Ma poi la piazza fermò la sua vita
   Fam             Dom    Sol  4     7
e breve ebbe un grido la folla smarrita,
 Mib                 Sib7
quando la fiamma violenta ed atroce
     Lab                       Sol7
spezzò gridando ogni suono di voce.

Son come falchi quei carri appostati
e corron parole sui visi arrossati
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga

Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo

 Mib                  Sib
Quando ciascuno ebbe tinta la mano,
 Lab                  Sol7
quando quel fumo si sparse lontano,
 Mib                  Sib
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
 Lab                 Sol7
all'orizzonte del cielo di Praga.
 Dom                   Sol7
Dimmi chi sono quegli uomini lenti,
 Dom                      Sol7
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti.
 Dom                    Sol7
Dimmi chi sono quegli uomini stanchi
 Dom                     Sol7
di chinar la testa e di tirare avanti.

 Mib                   Sib
Dimmi chi era che il corpo portava,
 Mib                             Sol7
la città intera che lo accompagnava,
 Mib                         Sib
la città intera che muta lanciava
 Fam    Dom         Sol7     Dom
una speranza nel cielo di Praga
 Fam    Dom         Sol7     Dom
una speranza nel cielo di Praga
 Fam    Dom         Sol7     Dom
una speranza........... . . .  .

QUATTRO STRACCI

    Re
E guardo fuori dalla finestra
    Do                          Sol Do  Sol
e vedo quel muro solito che tu sai,
               Re
sigaretta o penna nella mia destra,
           Do           Sol Do Sol
simboli frivoli che non hai amato mai;
 

 Sim
quello che ho addosso non ti è mai piaciuto,
       Do
racconto e dico e ti sembro muto,
    Sol
fumare e scrivere ti suona strano,
       La
meglio le mani di un artigiano
    Sol                Do           Re
e cancellarmi è tutto quel che fai;
                  Sol
ma io sono fiero del mio sognare,
    Re                    Mim
di questo eterno mio incespicare
             Sol
e rido in faccia a quello che cerchi
  Re            Sol Do ||| Sol Do Sol
e che mai avrai

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza,
ad invecchiare senza maturità;
ma maturo o meno io ne ho abbastanza
della complessa tua semplicità;
ma poi chi ha detto che tu abbia ragione,
coi tuoi "also sprach" di maturazione
o è un'illusione pronta per l'uso,
da eterna vittima di un sopruso,
abuso d'un mondo chiuso e fatalità;
ognuno vada dove vuole andare,
ognuno invecchi come gli pare,
ma non raccontare a me solo cos'è la libertà.

La libertà delle tue pozioni,
di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia,
di manuali contro le frustrazioni,
le inibizioni che provavi qua a casa mia,
la noia data da uno non pratico,
che non ha il polso di un matematico,
che coi motori non ci sa fare
e che non sa neanche guidare,
un tipo perso dietro le nuvole e la poesia;
ma ora scommetto che vorrai provare
quel che con me non volevi fare:
fare l'amore, tirare tardi, o la fantasia.

La fantasia può portare male
se non si conosce bene come domarla,
ma costa poco, val quel che vale,
e nessuno ti può più impedire di adoperarla;
io se dio vuole non son tuo padre,
non ho nemmeno le palle quadre,
tu hai la fantasia delle idee contorte,
vai con la mente e le gambe corte
poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla;
le vie del mondo ti sono aperte,
tanto hai le spalle sempre coperte
ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla.

Per rifiutare sei stata un genio,
sprecando il tempo a rifiutare me,
ma non c'è un alibi, non c'è rimedio,
se guardo bene no, non c'è un perché;
nata di marzo, nata balzana,
casta che sogna di esser puttana,
quando sei dentro vuoi esser fuori
cercando sempre i passati amori
ed hai annullato tutti fuori che te,
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri,
quei quattro stracci in cui hai gettato l'ieri,
     Sol Do
ma  io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri,
   Re                        Mim  Do
quei quattro stracci in cui hai buttato ieri
               Sol                      Re Mim
persa a cercar per sempre quello che non c'è

io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri,
quei quattro stracci in cui hai buttato ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è

io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri,
quei quattro stracci in cui hai buttato ieri
              Sol
persa a cercar per sempre quello che
       Re  Sol Do |||
non c'è.

QUELLO CHE NON...

    Sol         Do
La vedi nel cielo quell'alta pressione?
    Re    Mim
La senti una strana stagione?
     Do   Sol
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato
        Do  La  Re
che il dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano?
Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova,
ma il senso del vero non trova?

    Sol    Re
Lo senti il perché di cortili bagnati
    Mim     Sim
di auto a morire nei prati,
    Do     Sol
la pallida linea di vecchie ferite,
    La    Re
di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente?
Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato,
stagione, cortile od un prato.

 Sol Do Sol Do Sol Do Sol Do

Conosci l'odore di strade deserte
che portano a vecchie scoperte,
a nafta, telai, ciminiere corrose,
a periferie misteriose,
a rotaie implacabili per nessun dove,
a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse
e i sedili di un'ex terza classe,

l'angoscia che dà una pianura infinita?
Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia,
un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita,
non siamo né un giorno né vita.

Non siamo la polvere di un angolo tetro
né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano,
non siamo, non siamo, non siamo.
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione
è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano:
 Do      Re    Sol Do
"Non siamo, non siamo, non siamo

STAGIONI

Quanto tempo è passato da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia...
 

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto: in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara...
 

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni...
 

"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
 

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
"Forza Compagni, all'erta, si deve andare avanti!"
E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere...
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...
 

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni...
 

"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
 

E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti...
 

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà!

STELLE

    Mi
Ma guarda quante stelle questa sera
 Sol#
fino alla linea curva d'orizzonte,
  La
ellissi cieca e sorda del mistero là
       Mi
dietro al monte ;
    Sol#
si fingono animali favolosi,
   La
pescatori che lanciano le reti,
     Si          Si7
re barbari o cavalli corridori lungo
       Mi 7
i pianeti
   La
e sembrano invitarci da lontano
     Mi
per svelarci il mistero delle cose
   Si7
o spiegarci che sempre camminiamo fra
     Mi 7
morte e rose
   La
o confonderci tutto e ricordarci
     Sol#
che siamo poco, che non siamo niente
     Fa#    Fa#7
e che è solo un pulsare illimitato ma
    Si7
indifferente.

 Mi La

Ma guarda quante stelle su nel cielo
sparse in incalcolabile cammino ;
tu credi che disegnino la traccia del destino ?
e che la nostra vita resti appesa
a un nastro tenue di costellazioni
per stringerci in un laccio e regalarci sogni e visioni,
tutto sia scritto in chiavi misteriose,
effemeridi che guidano ogni azione,
lasciandosi soltanto il vano filtro dell'illusione
e che l'ambiguo segno dei Gemelli
governi il corso della mia stagione
scontrandosi e incontrandosi nel cielo dello Scorpione ?

Ma guarda quante stelle sterminate :
che senso avranno mai ? Che senso abbiamo ?
Sembrano dirci in questa fine estate : siamo e non siamo
e che corriamo come il Sagittario
tirando frecce a simboli bastardi,
antiche bestie, errore visionario, segni bugiardi.
C'erano ancora prima del respiro,
ci saranno alla nostra dipartita,
forse fanno ballare appesa a un filo la nostra vita
e in tutto quel chiarore sterminato,
dove ogni lontananza si disperde,
     Fa#         Fa#7
guardando quel silenzio smisurato
     Si7     Mi
l'uomo si perde

IL VECCHIO E IL BAMBINO

 Rem Do Sib La
 Rem Do Sib La Rem
 Rem Do Rem Do

   Rem                     Do
Un vecchio e un bambino si preser per mano
     Sib              La4          La7
e andarono insieme incontro alla sera
    Rem                Do
la polvere rossa si alzava lontano
      Sib              La4      La7
e il sole brillava di luce non vera;
     Fa               Do7
l'immensa pianura sembrava arrivare
            Rem                 La9m      La7
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
   Fa                    Do
e tutto d'intorno non c'era nessuno
         Rem               La9m      La7
solo il tetro contorno di torri di fumo.

I due camminavano, il giorno cadeva
Il vecchio parlava e piano piangeva.
Con l'anima assente, con gli occhi bagnati
Seguiva il ricordo di miti passati.
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni
Non sanno distinguere il vero dai sogni,
I vecchi non sanno, nel loro pensiero
Distinguer nei sogni il falso dal vero.

E il vecchio diceva, guardando lontano,
"Immagina questo coperto di grano,
Immagina i frutti, immagina i fiori
E pensa alle voci e pensa ai colori.
E in questa pianura fin dove si perde
Crescevano gli alberi e tutto era verde,
Cadeva la pioggia, segnavano i soli
Il ritmo dell'uomo e delle stagioni."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
E gli occhi guardavano cose mai viste,
 Rem                      Do
e poi disse al vecchio con voce sognante
     Sib                   Sol7+  Re La4/7 Re
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

VENEZIA

Mi
Venezia che muore,
                         Si7
Venezia affacciata sul mare,
              Sol#-                 Mi
la dolce ossessione degli ultimi suoi

giorni tristi
   Mi7                 La
Venezia la vende ai turisti,
         Fa#7
che cercano in mezzo alla gente
       Si7
l'Europa o l'Oriente
        Sol#7                Do#-
che guardano alzarsi alla sera il
         Fa#7
fumo - o la rabbia - di Porto
     Fa#-7 Si7
Marghera.

                Mi
Stefania era bella,
                        Si7
Stefania non stava mai male
                  Sol#-
ma è morta di parto gridando in un
    Mi
letto sudato
 Mi7      La
di un grande ospedale
     Fa#7
Aveva vent'anni, un marito, e
          Si7
l'anello nel dito
         Sol#7               Do#-
mi han detto confusi i parenti che
      Fa#7
quasi il respiro
                  Fa#-7 Si7
inciampava nei denti.

               Sol
Venezia è una albergo,
                                  Re7
San Marco è senz'altro anche il nome

di una pizzeria,
             La-7                Re7
la gondola costa, la gondola è solo
       Sol
un bel giro di giostra.
   Re7        Sol
Stefania d'estate
                   Re7
giocava con me nelle vuote domeniche

d'ozio.
              La-
Mia madre parlava,
              La-7               La-6
sua madre vendeva Venezia in negozio.
Si7

Venezia è anche un sogno,
di quelli che puoi comperare
Però non ti puoi risvegliare con l'acqua alla gola,
e un umore al livello del mare
Il Doge ha cambiato di casa,
e per mille finestre
C'è solo il vagito di un bimbo che è nato, c'è solo
La sirena di Mestre

Stefania affondando,
Stefania ha lasciato qualcosa
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino.
Stefania ha lasciato un bambino.
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male,
vederla morire ammazzata,
morire da sola in un grande ospedale.

Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità
del resto del mondo non sai più una sega,
Venezia è la gente che se ne frega.

Stefania, un  bambino,
comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino
può darsi che un giorno saremo contenti
di esserne solo lontani parenti.

VIA PAOLO FABBRI 43

     Sol
Fra "krapfen" e "boiate"
        Do7
le ore  strane son volate
    Sol      Do7
grasso l'autobus m'insegue
          Sol
lungo il viale

e l'alba è un pugno in faccia
      Do7
verso cui tendo le braccia
       Sol  Do7
scoppia il mondo fuori porta
       Sol
San Vitale
 Mim      Do7
e in via Petroni si svegliano,
     Sol   La7
preparano libri e caffè
     Sol       Re7
e io danzo con Snoopy e con Linus
          Do7
Un tango argentino
   Sol
col caschè.

    Sol    Do7+
(Se fossi più  gatto, se fossi
     Sol
un po' più vagabondo
      Do7+
vedrei in questo sole, vedrei
     Sol
dentro  l'alba e nel mondo
    Mim    Do7
ma c'è  da sporcarsi il vestito
   Sol      La7
e c'è  da sgualcire il gilè
    Sol   Re
che mamma mi trovi pulito qui
       Do7    Sol
all'alba in via Fabbri 43).

I genii musicali
preannunciati dai giornali
hanno officiato e i sacri versi
hanno cantati
le elettriche impazziscono,
sogni e malattie guariscono,
son poeti, santi,
taumaturghi e vati
con gioia e tremore li seguo
dal fondo della mia città
poi chiusa la soglia do sfogo
alla mia turpe voglia: ascolto Bach.

(Se solo affrontassi la mia vita
come la morte
avrei clown, giannizzeri e nani
a stupir la tua corte
ma voci imperiose mi chiamano
e devo tornare perché
ho un posto da vecchio giullare,
qui, in via Paolo Fabbri 43).

Gli arguti intellettuali
trancian pezzi e manuali,
poi stremati
fanno cure di cinismo,
son pallidi nei visi e
hanno deboli sorrisi
solo se si parla
di strutturalismo
in fondo mi sono simpatici
da quando ho incontrato Descartes
ma pensa se le canzonette
me le recensisse Roland Barthes.

(Se fossi accademico, fossi
maestro o dottore
ti insignirei in toga di quindici
lauree ad honorem
ma a scuola ero scarso in latino
e il "pop" non è  fatto per me
ti diplomerò  in canti e in vino
qui in via Paolo Fabbri 43).

Jorge Luis Borges
mi ha promesso l'altra notte
di parlar personalmente
col "persiano"
ma il cielo dei poeti
è un po' affollato in questi tempi,
forse avrò un posto da usciere
o da scrivano
dovrò lucidare i suoi specchi
trascriver quartine a Kayyam
ma un lauro, (da genio minore)
per me, sul suo onore
non mancherà.

(Se avessi coraggio, se aprissi
del tutto le porte
farei fuochi greci e girandole
per la tua fronte
ma sai cosa io pensi del tempo
e lui cosa pensa di me
sii saggia come io son contento
qui in via Paolo Fabbri 43).

La piccola infelice
si è incontrata con Alice
ad un summit
per il canto popolare
Marinella non c'era,
fa la vita in balera,
ed ha altro per la testa
a cui pensare
ma i miei ubriachi non cambiano
soltanto ora bevon di più
e il frate" non certo la smette
per fare lo speaker in TV.

(Se fossi poeta, se fossi
più  bravo e più  bello
avrei nastri e gale francesi
per il tuo cappello
ma anche i miei eroi sono poveri
si chiedono troppi perché
già sbronzi al mattino
mi svegliano urlando
in via Paolo Fabbri 43).

Gli eroi su Kawasaki
coi maglioni colorati
van scialando sulle strade
bionde e fretta
personalmente austero
vesto in blu perché  odio il nero
e ho paura
anche di andare in bicicletta
scartato alla leva del jet-set
non piango, ma compro le Clark
se devo emigrare in America come mio nonno
prendo il tram.

(Se tutto mi uscisse, se aprissi
del tutto i cancelli
farei con parole ghirlande
da ornarti i capelli
ma madri e morali mi chiudono
ritorno a giocare da me
do un party, con gatti e poeti,
qui all'alba in via Fabbri 43).

VORREI

 Re  La  Sim  Fa#m  Sol  La  Re  La

       Re
Vorrei conoscer l'odore del tuo paese,
           La
camminare di casa nel tuo giardino,
 Fa#7     Sim
respirare nell'aria sale e maggese,
    Fa#m                Mi           La  La4
gli aromi della tua salvia e del rosmarino

Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo o dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero
come se amici fossimo sempre stati.

Sol
Vorrei incontrare le pietre, le
      Mim  La7
strade, gli usci,
    Re             Fa#7               Sim
i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
    Sol                                   Re
le strisce delle lumache nei loro gusci,
     Mi                                   La4
capire i giochi di sguardi dietro agli scuri

 La       Re                      La
e lo vorrei perché non sono quando
     Sim
non ci sei
           Sol
e resto solo coi pensieri miei
    Re     La4    La7
ed io

 Re  La  Sim  Fa#m  Sol  La  Re  La

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso di un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l'universo.

Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’Appennino dove risuona
fra gli alberi un'usata e semplice tramontana

e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
 Sol
e resto solo coi pensieri miei
    Re  La4  La7
ed io

 Mi  Si  Do#m  Sol#m  La  Si  Mi   Si

     Mi
vorrei restare per sempre in un posto solo
       Si
per ascoltare  il suono del tuo parlare
 Sol7         Do#m
e guardare stupito il lancio, la

grazia, il volo
      Sol#m           Fa#
impliciti dentro al semplice tuo
     Si4    Si7
camminare

e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare parlare parlare parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
 

       La
Vorrei cantare il canto delle tue
    Fa#m   Si7
mani
     Mi                  Sol#7
giocare con te un eterno gioco
     Do#m
proibito
       La
che l'oggi restasse oggi senza
        Mi
domani
       Fa#
o domani potesse tendere
     Si4
all'infinito

 Si7       Mi                     Si
e lo vorrei    perché non sono quando
          Do#m
non ci sei
          La
e resto solo coi pensieri miei
     Mi
ed io.

 Si4   Si7   Mi    Si4 .
 

Se vuoi il testo di altre canzoni di Francesco Guccini, magari corredata di accordi....SCRIVIMI !


TORNA A FRANCESCO GUCCINI